<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864</id><updated>2009-09-26T16:20:33.727+02:00</updated><title type='text'>Giuseppe Patti Yacht Design</title><subtitle type='html'>Progettazione-Allestimenti-Tendenze</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>24</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-116973847930265794</id><published>2007-01-25T16:20:00.000+01:00</published><updated>2007-01-25T16:21:19.303+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/3086/2370/1600/456361/GPYD_Pagina_1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; 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PET</title><content type='html'>Il cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile.&lt;br /&gt;È il polimero più importante della serie di quelli ottenuti da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo.&lt;br /&gt;Puro, è un materiale rigido; deve la sua versatilità applicativa alla possibilità di essere miscelato anche in proporzioni elevate a prodotti plastificanti, quali ad esempio gli esteri dell'acido ftalico, che lo rendono flessibile e modellabile.&lt;br /&gt;Storia&lt;br /&gt;Il cloruro di polivinile fu osservato per caso in due occasioni nel corso del XIX secolo, prima nel 1835 da Henri Victor Regnault e quindi nel 1872 da Eugen Baumann. In entrambi i casi una massa bianca solida di polimero fu trovata all'interno di bottiglie di cloruro di vinile lasciate esposte alla luce solare.&lt;br /&gt;All'inizio del XX secolo i tentativi di uno sfruttamento commerciale del prodotto da parte del russo Ivan Ostromislenskij e del tedesco Fritz Klatte della Griesheim-Elektron furono frustrati dalla difficoltà di lavorare il amteriale, troppo rigido e fragile.&lt;br /&gt;Nel 1926, Waldo Semon della B.F. Goodrich sviluppò una tecnica per rendere lavorabile il PVC, miscelandolo con degli additivi plastificanti. Il prodotto risultante, più flessibile e facile da lavorare, raggiunse presto un diffuso utilizzo.&lt;br /&gt;I primi co-polimeri a base di cloruro di polivinile e acetato di polivinile furono prodotti dalla statunitense Union Carbide nel 1927; sei anni dopo, in Germania la IG Farben brevettava le tecniche di polimerizzazione in emulsione.&lt;br /&gt;In Italia, uno dei principali produttori di PVC è stata la Montedison, che aveva nel polo petrolchimico di Porto Marghera, a Venezia, i suoi impianti di produzione del polimero e del monomero corrispondente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sintesi&lt;br /&gt;La reazione di polimerizzazione del cloruro di vinile porta alla formazione di lunghe molecole lineari&lt;br /&gt;CH2=CHCl --&gt; ...-CH2-CHCl-CH2-CHCl-CH2-CHCl-CH2-CHCl-CH2-CHCl-CH2-CHCl-CH2-CHCl-CH2-CHCl...&lt;br /&gt;e viene innescata dall'aggiunta di un inizatore, ovvero un composto capace di generare radicali liberi (ad esempio, il perossido di benzoile o l'acqua ossigenata).&lt;br /&gt;La reazione è tale da privilegiare un abbinamento testa-coda delle molecole di cloruro di vinile, ovvero con gruppi alternati -CH2- e -CHCl- lungo la catena.&lt;br /&gt;La reazione di polimerizzazione è esotermica, ovvero produce calore, pertanto la temperatura all'interno del reattore deve essere controllata in modo da impedire il surriscaldamento della massa di reazione, che potrebbe portare anche ad una reazione esplosiva. Per tale ragione la sintesi del PVC viene raramente condotta in massa, ovvero aggiungendo l'iniziatore ad una massa di clouro di vinile. Anche quando la reazione in massa viene mantenuta sotto controllo, si possono originare dei locali surriscaldamenti che alterano sensibilmente le proprietà meccaniche e l'aspetto del polimero ottenuto.&lt;br /&gt;Per disperdere il calore di reazione, la reazione viene condotta in soluzione, in emulsione o in sospensione; in questo modo il mezzo liquido (un solvente o l'acqua) asporta il calore evaporando; i vapori vengono quindi condensati e riciclati nel reattore.&lt;br /&gt; ▪  in soluzione: il cloruro di vinile viene disperso in un solvente organico in cui il polimero sia insolubile, in questo modo la reazione procede in condizioni controllate ed il polimero viene purificato per semplice filtrazione. Pur ottenendo un polimero molto puro e dalle caratteristiche omogenee, il metodo trova applicazione solo su scala di laboratorio o di impianto pilota, dati i rischi ambientali e di sicurezza che pone l'utilizzo in grandi quantità di solventi organici.&lt;br /&gt; ▪  in emulsione: il cloruro di vinile, liquefatto per azione della pressione, viene emulsionato in acqua con aggiunta di sostanze che stabilizzano l'emulsione; al termine della reazione si ottiene un lattice da quale il polimero viene separato per asciugatura con aria calda o per precipitazione. Il PVC ottenuto per emulsione presenta una migliore attitudine alla lavorazione perché per aggiunta di plastificanti risulta più fluido e facile da stampare, è tuttavia poco indicato per applicazioni speciali, data la sua maggiore igroscopicità rispetto al PVC ottenuto con altri processi e le peggiori proprietà elettriche, dovute alla presenza di residui dei prodotti necessari per stabilizzare l'emulsione e coagularla successivamente.&lt;br /&gt; ▪  in sospensione: è il processo più diffuso e consiste nel mantenere il cloruro di vinile disperso in acqua tramite agitazione e presenza di sostanze tensioattive; con l'aggiunta dell'iniziatore, ogni goccia di monomero polimerizza separatamente e si trasforma in una sferetta di polimero, recuperata per filtrazione e asciugatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprietà&lt;br /&gt;Al termine delle reazioni di polimerizzazione si presenta come polvere o come granulato bianco; il peso specifico è generalmente 1,40-1,45 g/cm3.&lt;br /&gt;Risulta essere molto sensibile alla luce ad al calore; questi hanno su di esso un effetto degradativo che si manifesta dapprima con l'ingiallimento e - a temperature più elevate - con la decomposizione dalla quale si liberano acido cloridrico ed altri prodotti clorurati tossici. Viene pertanto stabilizzato per aggiunta di sali di sodio (carbonato, fosfati e alchilfosfati) e di calcio (stearato, ricinoleato). In passato sono stati usati anche carbossilati di cadmio e di piombo, abbandonati per via della tossicità di questi metalli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Applicazioni&lt;br /&gt;Gli utilizzi del PVC sono innumerevoli, per aggiunta di prodotti plastificanti può essere modellato per stampaggio a caldo nelle forme desiderate. Può essere ridotto a film oppure a liquido con cui vengono spalmati tessuti o rivestite superfici, serbatoi, valvole, rubinetti, vasche e fibre tessili artificiali.&lt;br /&gt;In termini applicativi, il PVC è la materia plastica più versatile conosciuta. È il "vinile" per antonomasia usato per la produzione dei dischi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PET&lt;br /&gt;Il Polietilene Tereftalato (PET) è normalmente usato per realizzare bottiglie, fibre per applicazioni tessili, nastri magnetici, etc. Tuttavia, la gamma d’applicazioni del polimero termoplastico potrebbe aumentare in modo rilevante migliorandone alcune caratteristiche, tra le quali proprietà meccaniche e di barriera. Tra l’altro, la peculiare caratteristica del PET, di avere un bassissimo coefficiente d’espansione termica, non è attualmente sfruttata a pieno. Da un punto di vista ambientale, la produzione di contenitori alimentari in PET risulta essere la più favorevole sia dal punto di vista ambientale che energetico, se confrontata con quella di analoghi contenitori metallici o in vetro. Si calcola, ad esempio, che un contenitore in PET possa essere realizzato utilizzando solo un terzo dell’energia richiesta per un simile contenitore in alluminio, a parità di riciclabilità al termine del ciclo di vita. Ciò nonostante, i contenitori in PET hanno conquistato solamente il 20% del mercato dei contenitori per birra ed altre bevande leggere a causa delle scarse proprietà a barriera nei confronti dell’ossigeno e dell’anidride carbonica. La perdita d’anidride carbonica, ad esempio, provoca un deterioramento del gusto della bevanda così come la presenza d’ossigeno può “inacidire” la birra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Inoltre, il PET è diventato uno dei maggiori rifiuti plastici a poter essere riutilizzato, affiancandosi a polietilene, polipropilene, polistirene e PVC. Grandi quantità di PET riciclato dalle discariche municipali sono attualmente riutilizzate nelle stesse applicazioni dove viene già usato il PET vergine. Con il PET riciclato, infatti, si producono tappeti, materiale d’isolamento per indumenti, corde, bottiglie e contenitori, stoffe per puliture, parti d’automobili, spazzole colorate, pitture industriali e capi d’abbigliamento. Addirittura, negli Stati Uniti, sono addirittura stampate bottiglie per l'acqua con il PET riciclato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E’ oramai ben consolidato, anche nella letteratura moderna, come l’inserimento di nanoparticelle opportunamente selezionate in una matrice polimerica possa apportare effettivi miglioramenti al materiale finale che vanno dalla maggiore resistenza meccanica e rigidezza, alla migliore stabilità dimensionale fino alle migliorate resistenze al calore ed alle più specifiche proprietà a barriera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il presente progetto intende ottimizzare le principali caratteristiche del PET vergine e di migliorare quelle del riciclato, utilizzando i miglioramenti indotti dalle nanotecnologie. Saranno progettati, realizzati e studiati dei materiali nanocompositi, aventi PET (vergine e riciclato) come matrice. Potenziali nanorinforzi potranno essere scelti sia tra i convenzionali ed economici nanoclays (montomorillonite, bentonite, smentite, etc…), sia tra i più ricercati nanotubi di carbonio che però, diversamente da quanto accade con i nanoclay, potranno essere utilizzati per calibrare opportune modifiche di tipo elettronico ai materiali nanocompositi finali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I materiali così progettati potranno trovare applicabilità nei più svariati settori industriali. Non solo si otterrà una standardizzazione della qualità dei materiali realizzati ed un miglioramento delle proprietà richieste nelle attuali applicazioni, ma si potrà allargare il ventaglio delle applicabilità toccando settori che vanno dal packaging alimentare (specificatamente per birra e succhi di frutta), ai dispositivi ed equipaggiamenti medici, fino al settore automobilistico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114353156276577155?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114353156276577155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114353156276577155' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114353156276577155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114353156276577155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/pvc-pet.html' title='PVC &amp; PET'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114185764010229814</id><published>2006-03-08T23:36:00.000+01:00</published><updated>2006-03-09T10:48:09.640+01:00</updated><title type='text'>Obiettivo: migliorare</title><content type='html'>Una mia amica, Ca, è venuta a visitare il blog e io ho contraccambiato visitando il suo (http://www.suldivano.splinder.com/) ho trovato questa "procedura" che vi sottopongo. Penso sia divertente e di gran aiuto per aumentare l'autostima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;target:&lt;br /&gt;1. io,&lt;br /&gt;2. la qualità della mia vita&lt;br /&gt;3. il mondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;strumenti a disposizione: &lt;br /&gt;1. il mio cervello (che funziona parecchio bene)&lt;br /&gt;2. il mio cuore (che è grande così)&lt;br /&gt;3. i miei sensi (un po' offuscati...)&lt;br /&gt;4. tutta la gente bella che ho intorno &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;metodologia: osservare/ valutare/ scegliere la strada/ partire in prima e poi volare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;volare si può!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114185764010229814?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114185764010229814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114185764010229814' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114185764010229814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114185764010229814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/obiettivo-migliorare.html' title='Obiettivo: migliorare'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177725478216316</id><published>2006-03-08T01:15:00.000+01:00</published><updated>2006-03-19T11:21:41.210+01:00</updated><title type='text'>I Polimeri</title><content type='html'>I polimeri (dal greco molte parti) sono macromolecole, ovvero molecole dall'elevato peso molecolare, costituite da un gran numero di piccole molecole, i monomeri tra loro uguali o simili unite a catena mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame.&lt;br /&gt;[col termine monomero (dal greco una parte) in chimica si definisce una molecola semplice dotata di gruppi funzionali tali per cui sia in grado di combinarsi ricorsivamente con altre molecole - identiche a sé o reattivamente complementari a sé - a formare macromolecole.&lt;br /&gt;Per estensione, il termine viene usato anche per identificare l'unità strutturale ripetitiva che forma un polimero.&lt;br /&gt;Esempi di monomero possono essere il cloruro di vinile o l'etene - nel caso di polimerizzazioni per addizione - oppure gli amminoacidi o la coppia acido adipico-esametilendiammina - nel caso di polimerizzazioni per condensazione]&lt;br /&gt;Benché a rigore anche le macromolecole tipiche dei sistemi viventi (proteine, acidi nucleici, polisaccaridi) siano polimeri, col termine "polimeri" si intendono comunemente le macromolecole di origine sintetica: materie plastiche, gomme sintetiche e fibre tessili (ad esempio il nylon).&lt;br /&gt;I polimeri inorganici più importanti sono a base di silicio.&lt;br /&gt;Il grado di polimerizzazione indica il numero di monomeri costituenti il polimero:&lt;br /&gt; ▪  basso - sotto i 100 monomeri;&lt;br /&gt; ▪  medio - tra 100 e 1000 monomeri;&lt;br /&gt; ▪  alto - oltre i 1000 monomeri;&lt;br /&gt;da esso dipendono grandemente le proprietà fisiche e reologiche del polimero, nonché le possibili applicazioni.&lt;br /&gt;La reologia è la scienza che studia e analizza le deformazioni nelle strutture solide o fluide soggette a scorrimento. Costituisce un punto di incontro interdisciplinare per una varietà di discipline scientifiche: biologia, chimica, fisica, matematica, ingegneria e geologia.&lt;br /&gt;Vi sono diversi materiali, coinvolti nello studio reologico: farmaceutici, alimentari, materie plastiche, gomme, ceramiche. Tutti questi materiali non sono completamente omogenei, ma mostrano un comportamento irregolare, che, se non completamente analizzato, può portare, durante il processo di lavorazione, a comportamenti inaspettati.&lt;br /&gt;Polimeri sintetici&lt;br /&gt;Nella quotidianità i polimeri sintetici (siano essi ad esempio gomme, plastiche o fibre) non vengono mai usati tal quali. Quasi sempre al polimero propriamente detto viene aggiunta una serie di composti ausiliari (chiamati cariche) aventi funzioni - tra le altre - di stabilizzare, preservare, fluidificare, colorare, decolorare, proteggere dall'ossidazione il polimero ed, in genere, modificarne le proprietà reologiche in funzione dell'applicazione che se ne intende fare.&lt;br /&gt;Sintesi&lt;br /&gt;Le reazioni di sintesi dei polimeri si dividono in due grandi classi distinte, la polimerizzazione per addizione (o poliaddizione) e la polimerizzazione per condensazione (o policondensazione).&lt;br /&gt;Nella poliaddizione la reazione è innescata dalla formazione di una specie chimica attiva (un radicale, un carbocatione, un carbanione) che somma ricorsivamente su di sé una molecola di monomero spostando il centro di reattività (l'elettrone spaiato, la carica elettrica) all'estermità della catena a mano a mano che questa cresce.&lt;br /&gt; Esempio di prodotto di poliaddizione sono le poliolefine.&lt;br /&gt;La policondensazione invece consiste nella reazione tra specie chimiche aventi due (o più) estremità reattive, capaci quindi di legarsi le une alle altre formando ricorsivamente lunghe catene per unione di catene più corte. Esempio di prodotto di policondensazione sono i nylon.&lt;br /&gt;Struttura&lt;br /&gt;La struttura dei polimeri viene definita a vari livelli, tutti tra loro interdipendenti e decisivi nel concorrere a formare le proprietà reologiche del polimero, dalle quali dipendono le applicazioni e gli usi industriali. Sono riassumibili nei seguenti:&lt;br /&gt; ▪  la struttura chimica&lt;br /&gt;Esclusi i gruppi funzionali direttamente coinvolti nella reazione di polimerizzazione, gli eventuali altri gruppi funzionali presenti nel monomero conservano la loro reattività chimica anche nel polimero. Nel caso dei polimeri biologici (le proteine) le proprietà chimiche dei gruppi disposti lungo la catena polimerica - con le loro affinità, attrazioni e repulsioni - diventano essenziali per modellare la struttura tridimensionale del polimero stesso, struttura da cui dipende l'attività biologica della proteina stessa.&lt;br /&gt; ▪  la struttura stereochimica&lt;br /&gt;L'assenza o la presenza di una regolarità nella posizione dei gruppi laterali di un polimero rispetto alla catena principale ha un grande effetto sulle proprietà reologiche del polimero e di conseguenza sulle sue possibili applicazioni industriali. Un polimero i cui gruppi laterali sono distribuiti senza un ordine preciso ha meno probabilità di formare regioni cristalline rispetto ad uno stereochimicamente ordinato.&lt;br /&gt;Un polimero i cui gruppi laterali sono tutti sul medesimo lato della catena principale viene detto isotattico, uno i cui gruppi sono alternati regolarmente sui due lati della catena principale viene detto sindiotattico ed uno i cui gruppi laterali sono posizionati a caso atattico.&lt;br /&gt;La scoperta di un catalizzatore  capace di guidare la polimerizzazione del propilene in modo da dare un polimero isotattico è valsa il premio Nobel a Giulio Natta.&lt;br /&gt;Viene chiamato catalizzatore un composto in grado di modificare la velocità di una reazione chimica senza essere consumato alla fine della reazione stessa. La modifica è nella stragrande maggioranza dei casi un aumento di velocità, e l'effetto è tale da rendere possibili reazioni che in condizioni normali non procederebbero in maniera apprezzabile: i casi più eclatanti si hanno in biochimica, dove gli enzimi aumentano la velocità delle reazioni anche di 1020 volte.&lt;br /&gt;Un catalizzatore, in generale, modifica il meccanismo di reazione della reazione a cui partecipa: il più delle volte, questo si traduce in un abbassamento del salto di energia potenziale, detto energia di attivazione, che i reagenti devono compiere per raggiungere uno stato di transizione. In ogni caso, la presenza di un catalizzatore non rende possibile una reazione termodinamicamente sfavorita, e non modifica la posizione dell'equilibrio chimico.&lt;br /&gt;Lo schema più semplice di intervento di un catalizzatore C nella reazione fra due composti A e B è:&lt;br /&gt;A + C → AC &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AC + B → AB + C &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La reazione netta è sempre A + B → AB , mentre C viene rigenerato alla fine di ogni ciclo e non si consuma. Nel caso in cui un reagente si lega al catalizzatore in modo permanente, si parla di avvelenamento del catalizzatore, che perde così la sua efficacia.&lt;br /&gt;L'importanza industriale è notevole, il polipropilene isotattico è una plastica rigida, il polipropilene atattico una gomma pressoché priva di applicazioni pratiche.&lt;br /&gt; ▪  la distribuzione dei pesi molecolari&lt;br /&gt; ▪  il carattere amorfo o semi-cristallino&lt;br /&gt;I polimeri amorfi sono generalmente resine o gomme. Fragili al di sotto di una data temperatura (la "temperatura di transizione vetrosa") e fluidi viscosi al di sopra di un'altra (il "punto di scorrimento"). La loro struttura può essere approssimata con l'immagine di un groviglio disordinato di spaghetti.&lt;br /&gt;I polimeri semi-cristallini sono generalmente plastiche rigide; le catene di polimero, ripiegandosi, riescono a disporre regolarmente loro tratti più o meno lunghi gli uni a fianco degli altri formando regioni cristalline regolari (dette "cristalliti") che crescono radialmente attorno a "siti di nucleazione", questi possono essere molecole di sostanze capaci di innescare la cristallizzazione ("agenti nucleanti") o altre catene di polimero stirate dal flusso della massa del polimero.&lt;br /&gt; ▪  la possibilità di formare strutture reticolari&lt;br /&gt;Un polimero viene detto "reticolato" se esistono almeno due cammini diversi per collegare due punti qualsiasi della sua molecola; in caso contrario viene detto "lineare" o "ramificato", a seconda che sulla catena principale siano innestate o meno catene laterali.&lt;br /&gt;Un polimero reticolato si può ottenere direttamente in fase di reazione, miscelando al monomero principale anche una quantità di un altro monomero simile, ma con più siti reattivi (ad esempio, il co-polimero tra stirene e 1,4-divinilbenzene) oppure può essere reticolato successivamente alla sua sintesi per reazione con un altro composto (ad esempio, la reazione tra lo zolfo ed il polimero del 2-metil-1,3-butadiene, nota come vulcanizzazione).&lt;br /&gt;Un polimero reticolato è generalmente una plastica rigida, che per riscaldamento decompone o brucia, anziché rammollirsi e fondere come un polimero lineare o ramificato.&lt;br /&gt;Catalizzatori di interesse industriale&lt;br /&gt;Dal punto di vista pratico, l'uso principale dei catalizzatori nell'industria chimica consente condizioni di reazione meno drastiche per fare procedere velocemente reazioni di sintesi. Si stima che almeno il 60% di tutte le sostanze commercializzate oggi richiedano l'uso di catalizzatori in qualche stadio della loro sintesi.&lt;br /&gt;Dal punto di vista chimico, i catalizzatori eterogenei possono essere raggruppati come segue:&lt;br /&gt; ▪  metalli: ferro, platino, argento, rutenio, rodio (idrogenazione e deidrogenazione)&lt;br /&gt; ▪  ossidi isolanti: ossido di alluminio, silice, ossido di magnesio (disidratazione)&lt;br /&gt; ▪  ossidi semiconduttori: ossido di zinco, ossido di nichel (ossidazione)&lt;br /&gt; ▪  acidi: ossido di alluminio su silice, zeoliti (polimerizzazione, cracking, alchilazione)&lt;br /&gt;Alcuni fra i più importanti catalizzatori eterogenei usati nell'industria chimica sono:&lt;br /&gt; ▪  platino con 10% rodio (processo Ostwald, produzione di acido nitrico)&lt;br /&gt; ▪  tetracloruro di titanio e un composto organometallico di alluminio (processo Ziegler-Natta, polimerizzazione di vari polimeri)&lt;br /&gt; ▪  ossido di cromo (processo Phillips, polimerizzazione del polietilene)&lt;br /&gt; ▪  la zeolite ZSM-5 (conversione di idrocarburi)&lt;br /&gt; ▪  pentossido di vanadio (produzione di anidride ftalica)&lt;br /&gt;Alcuni esempi di catalizzatori omogenei d'interesse industriale:&lt;br /&gt; ▪  nichel(IV) acetilacetonato (sintesi del benzene)&lt;br /&gt; ▪  dicarbonildiiodo-iridio(III) (processo Cativa, sintesi dell'acido acetico)&lt;br /&gt; ▪  ottacarbonilcobalto(II) (idroformilazione, sintesi di aldeidi)&lt;br /&gt; ▪  cloruro di alluminio(III) (reazione di Friedel-Crafts, sintesi dell'etilbenzene)&lt;br /&gt;La vulcanizzazione è un processo di lavorazione della gomma unita allo zolfo, mediante riscaldamento. Attraverso questo processo, inventato da Charles Goodyear nella prima metà del XIX sec., si ottiene un materiale elastico e poco rigonfiabile se tenuto a contatto con solventi organici. Oggi per vulcanizzazione si intende qualsiasi processo chimico, anche diverso da quello inventato da Ch. Goodyear, che ottenga risultati analoghi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177725478216316?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177725478216316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177725478216316' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177725478216316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177725478216316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/i-polimeri.html' title='I Polimeri'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177688377403923</id><published>2006-03-08T01:14:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T01:14:43.776+01:00</updated><title type='text'>REPERIMENTO DI MATERIALI ECOLOGICI.</title><content type='html'>I designer possono ridurre l’impatto ambientale dei materiali che usano anche specificando la provenienza degli stessi e la percentuale minima destinata a essere riciclata, e insistendo sull’importanza della conformità ad alcuni standard, come marchi eco-label o altri programmi volontari. Indicare i fornitori o i produttori che aderiscono ai sistemi di gestione ambientale riconosciuti a livello internazionale, come ISO14001 e EMAS.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177688377403923?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177688377403923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177688377403923' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177688377403923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177688377403923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/reperimento-di-materiali-ecologici.html' title='REPERIMENTO DI MATERIALI ECOLOGICI.'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177681833748512</id><published>2006-03-08T01:12:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T01:13:38.340+01:00</updated><title type='text'>RICICLAGGIO</title><content type='html'>Tre grandi mostre negli anni novanta hanno spinto i designer a focalizzare l’attenzione sul potenziale implicito nell’uso di materiali riciclati della tecnosfera.&lt;br /&gt;“Rematerialize” nel 1994 mostrava una vasta selezione di  materiali contemporanei ottenuti usando un contenuto di riciclo.&lt;br /&gt;“Mutant Materials” nel 1997 prendeva in esame l’applicazione della termoplastica riciclata nello sviluppo di nuovi materiali come polimeri, leghe schiumose, ceramiche schiumose e compositi insoliti.&lt;br /&gt;“Recycling” nel 1996 rivelò la bellezza di prodotti fatti a mano impiegando materiali riciclati.&lt;br /&gt;I materiali della biosfera sono prontamente restituiti al ciclo della natura attraverso un processo di biodegradazione o di compostaggio, grazie all’azione dei microbi, dell’acqua o degli agenti naturali. La natura ricicla tutti i suoi materiali, mentre gli umani riciclano solo alcuni dei materiali sintetici da loro prodotti.&lt;br /&gt;I materiali con un basso valore in denaro tendono ad avere bassi volumi di riciclaggio. Materiali relativamente costosi, come i metalli ferrosi e le leghe leggere, spesso prevedono una porzione di materia riciclabile tra il 70% e l’80%, che nelle leghe di metalli preziosi (oro, platino, argento) si attesta tra il 90% e il 98%. Per contro, i polimeri (plastica) relativamente economici, mostrano una porzione di materia riciclabile tra lo 0% e il 60%; tra le plastiche più comunemente riciclate figurano il PET (20-30% di materia riciclabile), il polipropilene (25-35%) il polipropilene come LDPE o HDPE (50-60%) il poliestere (35-40%).&lt;br /&gt;I materiali specialistici della tecnosfera, specialmente quelli compositi, come i termonindurenti o  le termoplastiche rinforzate, spesso hanno meno dell’1% di materia riciclabile.&lt;br /&gt;Il riciclo a ciclo chiuso dei materiali della tecnosfera riduce in maniera significativa l’impatto ambientale. I metalli prodotti interamente con contenuti riciclati e plastiche riciclate hanno un’energia incorporata che spesso corrisponde solo alla metà o al 10% di quella di metalli primari. Aumentare la percentuale di riciclaggio di molti materiali, rivalutando l’idea di “scarto”, porterà a un risparmio di energia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177681833748512?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177681833748512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177681833748512' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177681833748512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177681833748512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/riciclaggio.html' title='RICICLAGGIO'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177675097827690</id><published>2006-03-08T01:11:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T01:12:31.046+01:00</updated><title type='text'>I MATERIALI DERIVATI DALLA TECNOSFERA.</title><content type='html'>Di solito non sono rinnovabili. I polimeri sintetici (le plastiche, gli elastomeri e le resine) derivati dal petrolio o da un carburante fossile sono materiale che appartengono a questa categoria. I valori di energia incorporata tendono ad essere più alti che nei materiali della biosfera. Molti materiali della tecnosfera sono non sono prontamente reintegrabili nei cicli naturali – per esempio la plastica, le ceramiche (vetro, vetro/grafite, fibre di carbonio) e i materiali compositi (ceramiche, metalli) – sono inerti alla decomposizione microbica e non rientreranno mai nella biosfera. In un mondo di risorse finite, dobbiamo essere consapevoli dell’importanza di riciclare i materiali della tecnosfera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177675097827690?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177675097827690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177675097827690' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177675097827690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177675097827690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/i-materiali-derivati-dalla-tecnosfera.html' title='I MATERIALI DERIVATI DALLA TECNOSFERA.'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177668758688416</id><published>2006-03-08T01:10:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T01:11:27.586+01:00</updated><title type='text'>MATERIALI DERIVANTI DALLA BIOSFERA E DALLA LITOSFERA.</title><content type='html'>I materiali derivati dai componenti viventi del pianeta, la biosfera, sono rinnovabili e originati dalle piante, dagli animali e dai micro-organismi. I materiali della biosfera includono un gruppo speciale di prodotti inventati dall’uomo come i biopolimeri, che si trasformano in concime organico, e i biocomposti, derivati dalla materia delle piante. Materiali come questi sono facilmente reintegrati nel ciclo naturale. I materiali derivanti dalla litosfera (gli strati geologici) ricadono in due grandi categorie. La prima comprende materiali distribuiti in abbondanza o di cui c’è grande disponibilità, come la sabbia, la ghiaia, la pietra e la creta, mentre la seconda comprende materiali la cui distribuzione è limitata come i carburanti fossili, i minerali metallici e le pietre/metalli preziosi.&lt;br /&gt;I materiali della biosfera sono spesso sottoposti a un processo di sintesi o di concentrazione per creare materiali della tecnosfera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177668758688416?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177668758688416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177668758688416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177668758688416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177668758688416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/materiali-derivanti-dalla-biosfera-e.html' title='MATERIALI DERIVANTI DALLA BIOSFERA E DALLA LITOSFERA.'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177649869022149</id><published>2006-03-08T01:05:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T01:10:13.523+01:00</updated><title type='text'>Energia dei materiali</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3086/2370/1600/scheda2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3086/2370/400/scheda2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un materiale ecologico è quello che ha il minimo impatto sull’ambiente ma offre la massima performance per l’uso designato. I materiali ecologici sono facilmente reintroducibili nel ciclo produttivo. Quelli che provengono dalla biosfera sono riciclati dalla natura stessa, mentre quelli che provengono dalla tecnosfera sono riciclati con procedimenti creati dall’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una misura dell’eco efficienza è il grado di efficienza dell’uso di energia all’interno di un ecosistema, ossia dell’energia assorbita, di quella immessa nell’ambiente e delle perdite di energia.&lt;br /&gt;Tutti i materiali sono una forma di energia accumulata, catturata dal sole o già contenuta nella litosfera terrestre. Essi rappresentano o contengono l’energia impiegata per produrli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tonnellata di alluminio richiede una quantità di energia cento volte maggiore di quella usata per produrre una tonnellata di legname segato.&lt;br /&gt;Per tanto l’energia incorporata dell’alluminio è in rapporto molto più alta. I materiali con una bassa energia incorporata sono generalmente quelli con i minori impatti ambientali.&lt;br /&gt;I materiali estratti direttamente dalla natura e che richiedono poca lavorazione sono quelli bassa energia incorporata, mentre i materiali prodotti dall’uomo tendono ad avere un’energia incorporata medio-alta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei prodotti complessi come ad esempio l’automobile, in cui intervengono molti materiali, anche il calcolo dell’energia incorporata è più difficoltoso. &lt;br /&gt;Per esempio l’uso dell’alluminio leggero al posto dell’acciaio per il telaio della macchina assicurerà una maggiore efficienza del carburante, riducendo l’uso di energia totale durante il ciclo di vita di questo prodotto. &lt;br /&gt;La scelta di materiali ad alta energia incorporata, ma più durevoli e che quindi allungano la vita del prodotto, a volte è preferibile alla scelta di materiali a bassa energia incorporata, che determinano un ciclo di vita più breve. Per questo è molto importante considerare l’energia incorporata del prodotto in rapporto alla durata del prodotto stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177649869022149?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177649869022149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177649869022149' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177649869022149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177649869022149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/energia-dei-materiali.html' title='Energia dei materiali'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177579307052148</id><published>2006-03-08T00:53:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T00:56:33.070+01:00</updated><title type='text'>MATERIALI X ECO-DESIGN.</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3086/2370/1600/scheda1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3086/2370/400/scheda1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I primi tentativi di creare materiali sfruttando le risorse naturali risalgono all’epoca delle prime civiltà mesopotamiche, mentre durante la rivoluzione industriale e le due guerre mondiali fu la creazione di nuovi materiali sintetici a subire un grande sviluppo.&lt;br /&gt;La quantità di materiali cui oggi i designer si trovano di fronte è davvero incredibile; alcuni di questi hanno un impatto trascurabile o nullo sull’ambiente circostante, altri invece si caratterizzano per gli effetti altamente nocivi, contribuendo a determinare l’esaurimento di risorse non rinnovabili, emissioni tossiche o dannose nell’aria nell’acqua o nel terreno e la creazione di una gran quantità di rifiuti solidi.&lt;br /&gt;Nel passato la scelta dei materiali avveniva in base alle proprietà fisiche, chimiche ed estetiche, ai costi e alla disponibilità, ora anche altri parametri, come l’esaurimento delle risorse non rinnovabili stanno diventando importanti. Oggi i designer si trovano obbligati ad osservare dei limiti imposti per legge e  si trovano davanti vari modelli di certificazione volontaria (FOREST STEWARTDSHIP COUNCIL, SMARTWOOD) che assicurano la provenienza dei materiali da fonti controllate&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177579307052148?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177579307052148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177579307052148' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177579307052148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177579307052148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/materiali-x-eco-design.html' title='MATERIALI X ECO-DESIGN.'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114177557750021335</id><published>2006-03-08T00:52:00.000+01:00</published><updated>2006-03-08T00:52:57.513+01:00</updated><title type='text'>Materiali</title><content type='html'>Tutto questo per introdurre il concetto di qualità e sulla formazione che i product design devono avere.&lt;br /&gt;Ovvero che cercano di fondere la tecnica con l’estetica, combinando l’utilità pratica con il piacere emotivo. Si pensi alla porcellana Wedgewood.&lt;br /&gt;Si prenda in considerazione anche tutte quelle forme che esprimono aspetti dell’immaginazione dei loro creatori e il desiderio di realizzare oggetti utili e funzionali.&lt;br /&gt;Per cui un prodotto per avere successo deve funzionare in modo corretto, ma questo non basta: sempre più spesso si richiede che sia facile da usare, ma anche che generi piacere e che abbia una “personalità”. Quest’ultima dipende dal design. Infatti quando prodotti equivalenti dal punto di vista tecnico competono, possono vincere o perdere quote di mercato grazie al loro aspetto tattile e visivo dalle associazioni che generano e da come sono percepite o dalle emozioni che suscitano. Ricordatevi sempre che i  consumatori si aspettano di ricevere funzionalità da tutto ciò che acquistano.&lt;br /&gt;I progressi nella produzione e nella lavorazione dei materiali favoriscono sviluppi sia nell’industrial design che nel tecnical design e sono per il product designer una continua forma di ispirazione: essi sono in grado di suggerire originali soluzioni visive e tattili, di generare nuove tendenze nell’impiego delle forme e dello spazio. Alcuni esempi sono:&lt;br /&gt;- la capacità di colorare e trasformare i polimeri in oggetti brillanti e traslucidi;&lt;br /&gt;- co-stampare materiali plastici ed elastomeri per ottenere superfici morbide al tatto; &lt;br /&gt;- di utilizzare materiali compositi rinforzati  con fibre di carbonio, per la progettazione di strutture eccezionalmente sottili e leggere. &lt;br /&gt;In tutti questi casi molti prodotti innovativi hanno trovato la loro ispirazione dall’uso creativo di materiali e processi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I materiali giocano quindi un duplice ruolo:&lt;br /&gt;- supportano la funzionalità tecnica&lt;br /&gt;- creano la personalità del prodotto.&lt;br /&gt;Un esempio che mette in luce le difficoltà di interrelazione e le lacune è rappresentato dal fatto che gli ingegneri utilizzano termini tecnici che spesso il designer trovano oscuri e poco significativi. &lt;br /&gt;I designer invece esprimono le loro idee e descrivono i materiali in un modo che all’ingegnere qualche volta sembra sconcertante e vago.&lt;br /&gt;Per poter colmare questo gap occorre esplorare come ciascun gruppo “utilizza” i materiali, e la natura delle informazioni sui materiali di cui chiede di poter disporre. Inoltre occorre studiare i metodi e progettare strumenti che intrecciano le due linee di pensiero in un’unica trama comune e integrata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114177557750021335?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114177557750021335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114177557750021335' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177557750021335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114177557750021335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/materiali.html' title='Materiali'/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119982273854018</id><published>2006-03-01T08:56:00.001+01:00</published><updated>2006-03-01T08:57:02.736+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ma chi darà il via a tale cambiamento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le piccole crisi certamente fanno in modo che questo momento accada, ma la quantificazione temporale non si può stabilire.&lt;br /&gt;Per assurdo occorrerebbe una crisi globale, il collasso del sistema attuale con conseguente azzeramento.&lt;br /&gt;In concreto basterebbe trovare il modo di poter riconvertire il sistema.&lt;br /&gt;Quale esponente politico e quale classe politica, quale soggetto economico possono essere interessati ad avviare un processo di cambiamento del quale non potranno goderne nel medio/breve periodo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119982273854018?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119982273854018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119982273854018' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119982273854018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119982273854018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/ma-chi-dar-il-via-tale-cambiamento-le.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119978658620154</id><published>2006-03-01T08:56:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:56:26.586+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>A chi tocca dare l’avvio di una nuova rivoluzione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’Inghilterra del ‘700 l’invenzione ha spesso coinciso con l’innovazione tecnologica, e con la capacità di trasformare i sistemi produttivi.&lt;br /&gt;Tra l‘800 e il ‘900 le sperimentazioni sui materiali stanno alla base della cultura progettuale.&lt;br /&gt;A metà del ‘900 il progetto è influenzato dalle ragioni del mercato.&lt;br /&gt;Quale prospettiva per un futuro sostenibile?&lt;br /&gt;Una nuova rivoluzione non potrà certo chiamarsi solo industriale dovrà necessariamente essere sistemica ovvero come nel ‘700. &lt;br /&gt; Il sistema petrolio dovrà essere sostituito da fonti energetiche a basso impatto ambientale, tutto il sistema produttivo dovrà adeguarsi e il cambio di visuale dovrà essere parte attiva nelle fasi di progettazione se non addirittura le fasi di progettazione dovranno condizionare e spingere verso un nuovo sistema. &lt;br /&gt;Dovranno contribuire a tale cambiamento le forze politiche ed economiche sane.&lt;br /&gt;Troppi sono i segnali che qualcosa si sta muovendo, il sistema politico in crisi, troppi gli errori di scelte strategiche sulla sicurezza mondiale, il sistema economico, a fronte di una crisi globale, rischia di collassare da un momento all’altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119978658620154?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119978658620154/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119978658620154' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119978658620154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119978658620154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/chi-tocca-dare-lavvio-di-una-nuova.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119974487229381</id><published>2006-03-01T08:55:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:55:44.873+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tutto questo perchè?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei problemi da affrontare è il predominio delle Multinazionali.&lt;br /&gt;Il crescente potere politico dell’azienda resta la trasformazione fondamentale alla base dell’avanzamento della post democrazia.&lt;br /&gt;Se l’entusiasmo per il modo di produzione capitalistico ha raggiunto punte parossistiche di recente ( come nel caso delle privatizzazioni), nessuno ha ancora trovato un’alternativa all’azienda capitalista per l’innovazione dei procedimenti e dei prodotti e per la responsabilità verso i consumatori in merito a beni e servizi.&lt;br /&gt;Occorre cercare di conservare il dinamismo e lo spirito intraprendente del capitalismo, evitando però al tempo stesso che le aziende e i loro dirigenti esercitino poteri incompatibili con la democrazia.&lt;br /&gt;La risposta che oggi si dà a questa richiesta è che è impossibile: appena iniziamo a regolamentare e limitare il modo di agire del capitalismo, gli sottraiamo il suo dinamismo.&lt;br /&gt;Questo è il bluff che il mondo politico ha paura venga attuato.&lt;br /&gt;In altre epoche e luoghi la democrazia si è fondata sulla capacità dei politici di ridurre il potere politico degli interessi economici, militari e religiosi, sostenendo al contempo la loro efficacia come forza creatrice di ricchezza o di difesa o di morale.&lt;br /&gt;Occorre trovare questi equilibri se deve prosperare la democrazia.&lt;br /&gt;Un tale compromesso è stato operato tra la democrazia e il capitalismo delle industrie nazionali a metà del XX secolo.&lt;br /&gt;Oggi è con il capitalismo globalizzato che bisogna scendere a compromesso.&lt;br /&gt;Le strutture di governo internazionale stabilite attraverso il Wto, l’Osce, il Fmi, e l’UE, si stanno muovendo nella direzione opposta.&lt;br /&gt;Tutte le misure per la riforma economica su scala internazionale e la liberalizzazione comportano la rottura delle barriere alla libertà dei grandi gruppi industriali.&lt;br /&gt;Anche se la teoria è il raggiungimento di mercati quasi perfetti in pratica la liberalizzazione del commercio senza regole favorisce gli interessi delle multinazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo crea oligopoli anziché mercati liberi!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119974487229381?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119974487229381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119974487229381' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119974487229381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119974487229381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/tutto-questo-perch-uno-dei-problemi-da.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119968606845002</id><published>2006-03-01T08:54:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:54:46.070+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Le attuali democrazie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si misura il grado di democrazia di uno Stato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un recente rapporto della Commissione Trilaterale – un organismo selezionato di studiosi europei, giapponesi e americani – giunge alla conclusione che non è tutto rose e fiori nella democrazia dei Paesi di appartenenza.&lt;br /&gt;La causa va ricercata nella diminuita capacità di azione dei politici e nel calo della loro legittimità a seguito della partecipazione sempre più scarsa alle elezioni e nel fatto che il pubblico trova sempre più difficile dare credito ai politici.&lt;br /&gt;Naturalmente si può interpretare la crescente insoddisfazione della gente rispetto alla politica e ai politici, come un segnale di salute della democrazia; ossia un’opinione pubblica politicamente matura ed esigente ha aspettative maggiori dai suoi statisti in relazione alla generazione precedente, più rispettosa.&lt;br /&gt;Oppure si può argomentare che la gente non si occupa più di politica perché appagata dei risultati di base del governo che in ogni caso soddisfa la maggior parte dei bisogni grazie al mercato.&lt;br /&gt;La democrazia liberale insiste sulla partecipazione elettorale come attività politica prevalente per il cittadino.&lt;br /&gt;Lascia un largo margine di libertà alle attività delle lobby, con possibilità assai più ampie di coinvolgimento, soprattutto a quelle economiche.&lt;br /&gt;Finisce per incoraggiare una forma di governo che evita interferenze con l’economia capitalista, vero baluardo delle lobby.&lt;br /&gt;Si tratta di un modello elitario scarsamente interessato al coinvolgimento di larghi strati di cittadini o al ruolo delle organizzazioni al di fuori dell’ambito economico.&lt;br /&gt;Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale/politico è uno spettacolo saldamente controllato e condotto da gruppi rivali di professionisti, esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi.&lt;br /&gt;A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’interazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119968606845002?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119968606845002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119968606845002' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119968606845002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119968606845002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/le-attuali-democrazie-come-si-misura.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119960182501400</id><published>2006-03-01T08:52:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:53:21.826+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Cos’è Agenda 21?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agenda 21 è il piano di azione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile nel XXI secolo, che riconosce un ruolo fondamentale alle Autorità Locali in ragione del fatto che molti dei problemi – e quindi delle relative soluzioni – individuati da questo documento trovano la propria origine proprio su base locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agenda 21 locale è un processo partecipato per la costruzione di una visione comune e di politiche condivise per lo sviluppo sostenibile a livello locale che consente ad un’Amministrazione Locale, che adotti la massima “pensare globalmente, agire localmente”, di individuare un percorso “su misura” verso il migliore sviluppo economico e sociale del proprio territorio, nel rispetto dell’ambiente. &lt;br /&gt;Implementare l’Agenda 21 Locale significa predisporre un piano di azione volto a realizzare una corretta gestione dell’ambiente urbano e delle problematiche che lo caratterizzano, principalmente attraverso l’integrazione della dimensione ambientale in ogni politica di governo locale ed una concreta e consapevole partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano la propria terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Agenda 21 Locale, infatti, deve rappresentare un processo che punta contemporaneamente alla definizione del piano di azione ambientale e alla creazione del consenso necessario per la sua realizzazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attivare un processo di Agenda 21 Locale necessita di una forte motivazione poiché si tratta di un processo volontario che richiede notevole disponibilità al cambiamento ed all'innovazione, un piano di azione condiviso di lungo periodo in favore dell'ambiente e della qualità della vita, con cui si attivano sistemi di valutazione sullo stato dell'ambiente locale, sulla percezione delle questioni più urgenti da parte dei diversi gruppi di interesse e si gettano le basi per una pianificazione/gestione condivisa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'agenda 21 locale è, dunque, una modalità di definizione delle politiche locali che prevede il confronto con tutte le parti socio-economiche, messe nella condizione di esprimersi su questioni locali, con proposte e critiche costruttive, in un clima collaborativo, al fine di individuare soluzioni possibili ed analizzarne la fattibilità economica e realizzativa. &lt;br /&gt;Secondo le indicazioni di Agenda 21, le linee guida delle nuove politiche di sviluppo dovrebbero poggiare su tre principi fondamentali:&lt;br /&gt;• il principio di condivisione delle responsabilità, secondo il quale è necessario rendere partecipi delle politiche ambientali tutte le forze sociali ed economiche;&lt;br /&gt;• il principio di integrazione, secondo il quale gli obiettivi di tutela ambientale vanno perseguiti non più in maniera autonoma, bensì come  aspetti complementari agli obiettivi di sviluppo;&lt;br /&gt;• il principio di sussidiarietà, secondo il quale occorre delegare le decisioni relative alle politiche ambientali al livello amministrativo più basso al fine di rendere le medesime più vicine alle realtà locali.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'Agenda 21 Locale &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La partecipazione attiva di tutti gli attori locali nei processi decisionali &lt;br /&gt;Maggiore consapevolezza e responsabilità di tutti gli attori locali alla risoluzione dei problemi e delle scelte future del proprio territorio &lt;br /&gt;L'introduzione di un approccio sistemico e interdisciplinare ai problemi sociali, economici e ambientali &lt;br /&gt;La valorizzazione della diversità di approcci, progetti e culture esistenti sul territorio locale &lt;br /&gt;La possibilità di costruire nuove "alleanze" tra diversi attori su progetti condivisi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119960182501400?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119960182501400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119960182501400' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119960182501400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119960182501400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/cos-agenda-21-agenda-21-il-piano-di.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119954206683737</id><published>2006-03-01T08:51:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:52:22.066+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Cos’è Sviluppo Sostenibile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Esiste, è una concreta realtà, il contraddirsi. Senza avvedersene ci capita di cadere in contraddizione.&lt;br /&gt;Come pure si può usare la contraddizione consapevolmente, quale artificio retorico.&lt;br /&gt;Vi è il caso della mente folle che crede che il contenuto del suo contraddirsi sia una realtà.&lt;br /&gt;È realtà il contraddirsi, e dunque anche la follia e il folle con tutto il suo concreto dolore.&lt;br /&gt;Ma è impossibile che esista la contraddittorietà della realtà a cui il contraddirsi si vorrebbe riferire.&lt;br /&gt;Ovvero il contenuto della contraddizione è assolutamente irreale.&lt;br /&gt;Ciò significa che è impossibile che esista, che sia reale o realizzabile, qualcosa come il consumare e, insieme, il non-consumare le risorse della Terra.&lt;br /&gt;Quindi se lo sviluppo fin qui sperimentato è quell’agire creativo/distruttivo vorace consumatore di risorse;&lt;br /&gt;Se la sostenibilità è il non-consumo delle risorse medesime, la loro salvezza dalla distruzione che lo sviluppo attuale sembra perpetrare.&lt;br /&gt;È impossibile, in concreto ed in pratica, unire questo sviluppo alla sostenibilità.”&lt;br /&gt;L’idea di Sviluppo Sostenibile nasce e si palesa nell’ambito delle scienze sociali e per questo riflette dimensioni socialmente utili e politiche.&lt;br /&gt;Vi sono quattro aree rilevanti e collegate tra loro che possono spiegare la gran parte del fenomeno.&lt;br /&gt;Il nostro modo di vivere, di consumare, di comportarsi, decide la velocità del degrado entropico (misura dello stato del disordine di un sistema), la velocità con cui viene dissipata l'energia utile e il periodo di sopravvivenza della specie umana. Si arriva così al concetto di sostenibilità, intesa come l'insieme di relazioni tra le attività umane, la loro dinamica e la biosfera, con le sue dinamiche, generalmente più lente. Queste relazioni devono essere tali da permettere alla vita umana di continuare, agli individui di soddisfare i loro bisogni e alle diverse culture umane di svilupparsi, ma in modo tale che le variazioni apportate alla natura dalle attività umane stiano entro certi limiti così da non distruggere il contesto biofisico globale. Se riusciremo ad arrivare ad un'economia da equilibrio sostenibile come indicato da Herman Daly, le future generazioni potranno avere almeno le stesse opportunità che la nostra generazione ha avuto: è un rapporto tra economia ed ecologia, in gran parte ancora da costruire, che passa dalla strada dell'equilibrio sostenibile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Demografia&lt;br /&gt;Include non solo il problema degli abitanti che il pianeta può sostenere, ma anche la loro distribuzione, o le diverse dinamiche fra paesi ricchi e paesi poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gestione delle risorse naturali&lt;br /&gt;Il problema dell’inquinamento in senso lato ricade certamente in questo ambito, anche se spesso si tende a limitare il tema dello sviluppo sostenibile al solo controllo dell’inquinamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Economia&lt;br /&gt;Significa analizzare i problemi relativi alla crescita del reddito e alla sua distribuzione fra i cittadini di uno stesso paese e fra i cittadini del mondo.&lt;br /&gt;L’idea di fondo è che un paese in cui il reddito sia distribuito in modo fortemente diseguale, discrimina, di fatto, i propri cittadini in termini di opportunità.&lt;br /&gt;Quando poi il confronto diventa internazionale le differenze distributive, relative all’accesso alla ricchezza e ai consumi, diventano semplicemente imbarazzanti per un cittadino del nord del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Istituzioni&lt;br /&gt;Gli strumenti nazionali ed internazionali necessari ad affrontare il tema.&lt;br /&gt;Dalla gestione del sistema, alla sensibilizzazione del problema.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119954206683737?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119954206683737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119954206683737' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119954206683737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119954206683737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/cos-sviluppo-sostenibile-esiste-una.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119941531291425</id><published>2006-03-01T08:49:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:50:15.313+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il made in Italy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso l’Italia da la sensazione di essere un paese stanco e ripiegato, quasi ipnotizzato dal mantra del declino,; anche perché percepiamo la distanza che ci separa dagli altri paesi industrializzati e soprattutto dai vicini europei.&lt;br /&gt;Riconosciamo che la situazione è preoccupante e fino ad ora si è assistito ad un utilizzo del capitalismo eccessivamente vitale ai limiti della legalità per cercare di far ripartire il sistema paese. Concentrando le forze su condoni, sanatorie edilizie, deregulation e su duri scontri   sociali.&lt;br /&gt;L’alternativa, a questo modo aggressivo, è il soft power, un potere dolce fondato sulla capacità di convincere, influenzare, affascinare, quindi diametralmente opposto alla deregulation: la soft economy, un’economia basata sulla conoscenza, sull’identità, sulla storia, sulla creatività, la qualità e l’innovazione.&lt;br /&gt;Un’economia in grado di coniugare coesione sociale e competitività e di trarre forza dalle comunità e dai territori.&lt;br /&gt;Kagan uno dei principali teorici neocon della matchpolitik, ha contrapposto, con intenti anche ironici, agli americani figli di Marte gli europei figli di Venere sapendo che con Marte, con la concezione e l’uso della forza, tutti dobbiamo fare i conti. Sarebbe però sbagliato sottovalutare la forza di Venere, paragonandola alla soft economy che promuove la bellezza a fattore competitivo, che scommette sui saperi e sulla qualità, è già in marcia da qualche tempo.&lt;br /&gt;Con queste basi riscontriamo in Italia dei settori produttivi che non chiedono strappi alla correttezza fiscale e alla tutela del paesaggio, che non pensa solo a spostare le fabbriche come birilli per speculare sul costo del lavoro in paesi in via di sviluppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119941531291425?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119941531291425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119941531291425' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119941531291425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119941531291425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/il-made-in-italy-spesso-litalia-da-la.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119931075167863</id><published>2006-03-01T08:48:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:48:30.756+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il principio della divisione del lavoro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’importanza della divisione del lavoro all’interno di una manifattura è rilevata da Adam Smith, nell’Inquiry into de Nature and cause of the Wealth of Nation (1786), a conferma che il grado di specializzazione del lavoro sia indice del grado di sviluppo economico.&lt;br /&gt;Egli riporta l’esempio della fabbricazione degli spilli affermando come “un operaio che non sia addestrato a questa attività (della quale la ripartizione del lavoro ha fatto una vera e propria industria), che non abbia familiarità con l’uso delle macchine che per essa si impiegano con i suoi migliori sforzi riuscirà forse a fare uno spillo a giorno, ma non sarà certamente in grado di farne 20. L’importante mestiere di fabbricare gli spilli si suddivide in circa 18 operazioni distinte  che in alcune manifatture sono compiute da persone diverse, mentre in altre uno stesso operaio ne esegue 2 o 3”.&lt;br /&gt;Anche in ausilio di macchine, Smith constata, proprio grazie a tale divisione di lavoro, la possibilità di aumentare la quantità di produzione giornaliera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con analoga metodica si andava organizzando il settore tessile, che da attività compendiaria a quella agricola assume una diversa importanza con l’emergere della figura dell’imprenditore-mercante che fornisce lana ai cardatori e ai filatori, filati ai tessitori, tessuto ai follatori, ai lustratori e ai tagliatori.&lt;br /&gt;Tutte queste persone lavorando presso il proprio domicilio, dedicandosi ad una singola fase del processo, dimostrano l’utilità della divisione del lavoro, pur nei limiti di un decentramento sul territorio.&lt;br /&gt;La specializzazione delle fasi di lavoro, comporta una maggiore e più diretta attenzione alle operazioni proprie di ogni singola fase, conduce quasi inevitabilmente a formulare ipotesi che migliorino lo strumento utilizzato.&lt;br /&gt;L’acquisizione di nuovi sistemi e la più stretta relazione fra le fasi produttive evidenziano la necessità di sistemare organicamente i tempi e le metodiche di produzione e suggeriscono un controllo qualitativo su ogni fase procedurale. Si impone la riorganizzazione della struttura di produzione accentrando operai e macchinari per di più localizzati presso corsi d’acqua che garantiscono l’alimentazione delle strutture meccaniche.&lt;br /&gt;Sebbene dopo il 1790 l’introduzione della macchina a vapore comporti la possibilità di impiantare la produzione di filati anche in luoghi urbani l’integrazioni di tutti i processi produttivi in un unico ambiente è decisamente più tarda certamente successiva al 1820 quando, la messa a punto di un telaio meccanico consente l’annessione alle filande di capannoni per la tessitura e garantisce all’intero processo un suo equilibrio.&lt;br /&gt;Qualcosa di analogo si verifica per la produzione ceramica, il cui incremento nel corso del ‘700 si deve ad un aumento di domando indotto dalla graduale sostituzione del metallo nelle stoviglie domestiche. Benché la struttura produttiva sia generalmente di piccola dimensione, la divisione del lavoro viene ugualmente praticata, scandendo le diverse fasi della realizzazione: la preparazione della argille per l’impasto la formatura a tornio dell’oggetto, le diverse cotture, le operazioni di invetriatura e di decorazione.&lt;br /&gt;La ricerca di prodotti di sempre maggior qualità, ad imitazione della porcellana orientale e delle maioliche di Delft, muove la sperimentazione che si concentra su sungole fasi del processo, per poi condizionarlo in tutta la sua dinamica.&lt;br /&gt;Poiché l’obiettivo è quello di ottenere una ceramica sottile, dura e bianca, cioè quelle proprietà della più fine porcellana giapponese, l’attenzione si accentra inizialmente sullo studio degli impasti e delle argille: ci si spinge ad approviggionarsi in altri distretti  Devon e Dorset nonostante i problemi di trasporto derivati dall’assenza di mezzi di comunicazione economici e facili.&lt;br /&gt;E si perfezionano in senso pratico gli studi chimici di Dwight di Fulham sul “mistero delle terraglie trasparenti”.&lt;br /&gt;La formula, basata sull’utilizzo di un flint silice, è migliorata e applicata con l’aggiunta all’argilla di selce, già sottoposta a calcinazione e a macinatura in polvere, ottiene l’effetto di schiarire l’impasto e di conferire refrattarietà all’oggetto con essa realizzato, tanto da permettere una seconda cottura a temperatura più elevata per renderlo ancora più duro.&lt;br /&gt;I cambiamenti nelle materie prime impongono dei miglioramenti nelle fasi del procedimento di fabbricazione delle ceramiche.&lt;br /&gt;Si concentra l’attenzione dei ceramisti sul perfezionamento del processo di cottua e quindi del forno: si ricorre per l’essiccamento della creta alla sostituzione delle casse per l’asciugatura al sole con forni bassi riscaldati da camini alimentati dall’esterno; si adottano muffole (caselle), ove posizionare le ceramiche durante la cottura nel forno, per impedire il loro contatto con i residui di combustione del carbone, e si introducono supporti per separare i pezzi durante la cottura e metterne uno sull’altro nella casella.&lt;br /&gt;Si perfeziona il controllo della temperatura all’interno dei forni. Si utilizzano mescolatori meccanici per ottenere impasti più omogenei; si usano stampi in gesso che assorbono meglio l’umidità rispetto a quelli metallici.&lt;br /&gt;Si ridescrivono anche i passi del processo ideativi dell’oggetto, valorizzando il momento progettuale e l’importanza della traduzione del disegno in prototipo, per controllare sia l’estetica sia la fattibilità produttiva. Ne deriva una progressiva standardizzazione della produzione, grazie anche all’uso di presse, e un notevole grado di serializzazione dei pezzi.&lt;br /&gt;Gran parte di queste innovazione si devono a Josiah Wedgwood il quale è il primo ad introdurre nella fabbrica la macchina a vapore di Boulton che Watt (1782) per risolvere le operazione di macinatura del flint e dei colori per gli smalti, nonché di miscelatura delle argille.&lt;br /&gt;Inoltre, è ben consapevole dell’importanza di una rete commerciale bene strutturata al punto che si fa promotore di opere di costruzione di strade e canali navigabili.&lt;br /&gt;La siderurgia è forse quella che adotta l’innovazione e si trasforma radicalmente. Il panorama del primo ‘700 mostra infatti una realtà produttiva ancora legata a legno per il combustile e all’acqua per la forza motrice invece verso la fine del ‘700 il coke sostituirà il carbone di legna, facendo concentrare le ferriere nelle zone ricche di bacini carboniferi e la macchina a vapore viene a rimpiazzare la ruota idraulica, determinando un aumento di rendimento dell’altoforno. &lt;br /&gt;Il forno a riverbero, utilizzato per la rifusione della ghisa in modo da ottenere una migliore qualità del materiale, la fusione in forme di sabbia refrattaria anziché di argilla, il ricorso al carbon fossile per l’alimentazione dell’altoforno costituiscono alcune delle innovazione che stanno alla base del decollo della siderurgia inglese.&lt;br /&gt;Tali miglioramenti della struttura produttiva e del processo diventano dopo il 1750 di comune appannaggio di ogni ferriera, anche grazie all’incremento della richiesta di armi e di munizioni mossa dalle guerre contemporanee. La diffusione dell’impiego del coke permette poi di ingrandire le dimensione degli altoforni, accrescendone la produzione.&lt;br /&gt;Le tre occasioni produttive: quella tessile, quella siderurgica e quella ceramica accomunate dall’adozione dell’innovazione nel processo sotto forma di macchina a vapore e di macchinari scandite dalla specializzazione e dalla suddivisione del lavoro non deve in nessun modo far dimenticare il metodo artigianale, ancora determinante in certi ambiti manifatturieri nei quali le innovazioni inglesi tardavano ad introdursi sia per la presenza di una numerosa manodopera, di provata abilità esecutiva, sia per la mancanza di un mercato in grado di recepire l’innovazione e di effettuare i relativi investimenti economici&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119931075167863?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119931075167863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119931075167863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119931075167863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119931075167863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/il-principio-della-divisione-del.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119920877942498</id><published>2006-03-01T08:46:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:46:48.780+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il pensiero di Bacon &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ determinante in questo senso il contributo dato da Francis Bacon (1561-1626) in quanto perseguiva una radicale innovazione nel metodo della ricerca e identificava la disciplina filosofica con la pratica scientifica. Asserisce, infatti, la possibilità di nominare le forze naturali mediante un procedere empirico induttivo, che prende in considerazione nell’analisi dei fenomeni la catena della casualità, le relative concordanze e negazioni e traduca la scoperta scientifica in applicazione pratiche (la nuova invenzione) utile alle necessità dell’uomo quale conferma della verità del postulato teorico.&lt;br /&gt;Convinto che il vero e il giusto scopo delle scienze consista nell’arricchire con nuovi ritrovati la vita dell’uomo e vede nell’alleanza strumentale fra scienza e tecnica il modo “per alleviare almeno in parte le necessità e le misere del genere umano”.&lt;br /&gt;Dimostra come la scienza applicata possa contribuire a perfezionare i metodi di produzione delle manifatture.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1624 vi è l’istituzionalizzazione del sistema dei brevetti che testimonia e incentiva l’attenzione verso l’innovazione nel campo della pratica manifatturiera, proteggendo l’inventore con la detenzione monopolistica, nel tempo, del suo ritrovato&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119920877942498?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119920877942498/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119920877942498' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119920877942498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119920877942498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/il-pensiero-di-bacon-e-determinante-in.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119916579018197</id><published>2006-03-01T08:45:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:46:05.790+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il pensiero di Locke&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trasformazione della società contemporanea in senso sempre più liberale e pragmatico ha il suo interprete in John Locke (1632-1704), filosofo di fede puritana, uomo di scienza in campo medico, pubblica fra il 1690 e il 1695 opere di carattere filosofico, religioso, politico ed economico che si propongono di fornire struttura e certezza ideologica alla società del tempo.&lt;br /&gt;Locke afferma la tesi della conoscenza basata sull’esperienza determinata dall’intuizione di un rapporto immediato fra due idee e dalla dimostrazione dell’esistenza di questo rapporto, ma intende vincolare sempre più la scienza sperimentale all’osservazione dei fatti e all’abbandono della pretesa di fondarsi su puri ragionamenti, introducendo anche il valore della probabilità come metodo utili al processo cognitivo.&lt;br /&gt;Locke getta le basi della dottrina politica liberale, sostenendo che tutti gli uomini sono “per natura in uno stato di perfetta libertà nel dar ordine alle loro azioni, disporre dei loro beni e delle loro persone come ritengono opportuno senza chiedere il permesso o dipendere dalla volontà di chicchessia”.&lt;br /&gt;L’obiettivo finale del pensiero di Locke era creare una figura di gentiluomo, di un individuo protagonista della sfera culturale e produttiva, un “man of business in the world”.&lt;br /&gt;Quindi individua nella ragione lo strumento per spiegare tutti quei fattori che dinamicamente interagiscono nella realtà inglese e che hanno, nell’istituzione della Royal Society, ottenuto un riconoscimento disciplinare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119916579018197?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119916579018197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119916579018197' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119916579018197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119916579018197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/il-pensiero-di-locke-la-trasformazione.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119909061265931</id><published>2006-03-01T08:44:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:44:50.613+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Analisi storico critica dell’innovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziamo con analizzare come e quando si è giunti alla produzione seriale e quindi da quando si può cominciare a parlare di INDUSTRIAL DESIGN.&lt;br /&gt;Vi chiederete a che serve un racconto storico? Bene posso dirvi che il conoscere e comprendere l’utilizzo dei materiali va di pari passo con quanto la storia dell’età industriale ci racconta. Direi che è quasi fondamentale!!!&lt;br /&gt;Un’analisi dello sviluppo economico inglese nel settecento non si può limitare ai soli aspetti economici, ne spiegare con la presenza di nuove cognizioni e con la loro utilizzazione nella produzione di beni, poiché le qualità necessarie per tale sviluppo sono il complessivo prodotto di una realtà politica, sociale e culturale.&lt;br /&gt;Occorre innanzitutto precisare che quei fattori spesso attribuiti al XVIII secolo come presupposti del fenomeno della rivoluzione industriale sono già propri in Inghilterra del seicento.&lt;br /&gt;Infatti in tale epoca si assiste a un notevole incremento demografico ad un aumento della produzione agricola con l’estensione dei terreni arati, che tra l’altro costituisce un precedente per il ridisegno della proprietà fondiaria.&lt;br /&gt;Contemporaneamente si sviluppa una rete di canali navigabili che collega ogni paese dell’interno ai porti. Di conseguenza, spinta dalla vivacità mercantile dei singoli, si realizza una rete commerciale nazionale, più capillare nell’offerta delle merci che comporta una complessiva ridistribuzione della ricchezza.&lt;br /&gt;Con l’atto di navigazione del 1651 l’Inghilterra aveva vietato alle nazioni straniere di commerciare con le colonie inglesi dell’America, ledendo di fatto gli interessi dell’Olanda che nonostante la potenza della propria flotta aveva dovuto arrendersi e riconoscere l’atto di navigazione al quale segue il Codice della Navigazione 1660-1663.&lt;br /&gt;Dal punto di vista politico l’Inghilterra non gode di quella stabilità che la positiva situazione economica può far supporre.&lt;br /&gt;Le guerre di religione e l’atteggiamento dei sovrani inglesi, portano a un conflitto aperto fra l’istituzione monarchica, che aspira ad un accentramento del potere di tipo assolutista, e il governo. Ciò determina durante il regno di Carlo I un primo conflitto che termina con la decapitazione de Re nel 1649 e un primo periodo repubblicano con Cromwell 1649-1660. Il rientro di Carlo II 1660-1685 instaura un periodo di apparente tranquillità.&lt;br /&gt;La situazione si complica con l’ascesa al trono nel 1685 del fratello di Carlo II, il cattolico Giacomo II.&lt;br /&gt;E’ del 1688 la determinazione del Parlamento di sostituire sul trono a Giacomo II la sua figlia primogenita Maria, di fede anglicana, e suo marito Guglielmo III d’Orange, di fede calvinista, che si era distinto in Olanda come protettore della causa protestante.&lt;br /&gt;Il colpo di mano riesce in modo incruento con un atto parlamentare che proclama l’impossibilità per una nazione protestante come l’Inghilterra di essere retta da un re di fede cattolica.&lt;br /&gt;Tale evento è riconosciuto come glorious revolution, si realizza in nome della stabilità grazie all’alleanza politica della nobiltà con il ceto mercantile. Quest’ultimo proiettato verso attività imprenditoriali e commerciali piuttosto che a conservare i valori legati alla proprietà terriera.&lt;br /&gt;Nel 1694 Guglielmo III istituisce la Banca d’Inghilterra e nel 1696 crea il Board Of Trade per sostenere gli interessi dei commercianti a livello governativo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119909061265931?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119909061265931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119909061265931' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119909061265931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119909061265931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/analisi-storico-critica.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23185864.post-114119899470271627</id><published>2006-03-01T08:40:00.000+01:00</published><updated>2006-03-01T08:43:14.706+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il ruolo della componente tecnologica nel progetto del prodotto industriale ha assunto negli ultimi decenni un sempre maggior rilievo, confrontandosi con la complessità della domanda progettuale, con una più sofisticata potenzialità dei materiali, con le ragioni economiche ed infine con una società in progressiva trasformazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’atto progettuale deve fondarsi su un’analisi tipologica, economica, sociale, ambientale e tecnica. &lt;br /&gt;Spesso il progettista ha delegato l’attuazione ad altri non coprendo più quel ruolo di controllo sulla corrispondenza tra progetto e prodotto, poiché non gli era richiesta una conoscenza sui problemi tecnico-attuativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale conoscenza costituisce lo spartiacque fra utopia proposta ed effettiva possibilità realizzativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi anni il Designer deve affrontare innovazioni tanto rapide da non consentire una loro assimilazione meditata e più tecnologie che richiedono o un continuo, faticoso aggiornamento o il ricorso alle competenze di specialisti.&lt;br /&gt;Si deve però evitare il rischio che la dimensione tecnologica sia acquisita come occasione di mera esaltazione tecnica, ma come fattore di un dialogo con gli obiettivi progettuali, ma come elemento insito nello stesso momento creativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti riconoscendo nella tecnologia quella disciplina in grado di descrivere e criticare i processi delle tecniche e la loro trasformazione, la sua inevitabile adozione nel progetto non si pone quale fatto esclusivamente tecnologico ma assume un significato culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal senso il corso si proporrà di esplicitare quei momenti storici nei quali il linguaggio della tecnologia dei materiali esprimeva chiaramente quel mondo sociale, cosi come le diverse dinamiche dell’adozione dell’innovazione tecnologica da parte della cultura del progetto rappresentavano simbolicamente il diverso valore politico attribuito alla dimostrazione del progresso di una nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre il corso si proporrà di identificare e analizzare dei prodotti realizzati con i materiali che hanno segnato il corso dell’innovazione tecnologica e il design attraverso i secoli, ovvero da quando la produzione è diventata seriale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23185864-114119899470271627?l=giuseppepatti.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/feeds/114119899470271627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=23185864&amp;postID=114119899470271627' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119899470271627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23185864/posts/default/114119899470271627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepatti.blogspot.com/2006/03/il-ruolo-della-componente-tecnologica.html' title=''/><author><name>giuseppe patti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11402607124938420565</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='14827184369726901078'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>